Avventure e disavventure in vacanza

Esperienze in viaggio

Viaggio ormai da un po’ di tempo ed è normale, quindi, che in questi anni tra viaggi in Italia e all’estero mi siano successe alcune disavventure. Nel post di oggi ho pensato di raccontarvi le più buffe e al tempo stesso “pericolose” avventure e disavventure che mi sono capitate mentre mi trovavo in vacanza. Nonostante sia una persona alquanto disordinata – la mia camera, infatti, è quasi sempre un caos – sono molto ordinata quando si tratta di preparare i vari documenti per un viaggio, quindi non mi è mai successo di dimenticare il passaporto, di perdere un volo o di scordare qualche oggetto personale in una camera d’albergo. Le disavventure che mi sono capitate, infatti, sono di tutt’altro genere.

In questo articolo, dunque, vi elenco una serie di esperienze emozionanti, di vicissitudini simpatiche e di disavventure un po’ rischiose provate in vacanza.

Incontri ravvicinati con gli animali

Mi piacciono molto gli animali – un mio sogno, infatti, sarebbe fare un bel safari in Africa – quindi in alcuni viaggi non mi sono fatta scappare l’opportunità di poter vedere da vicino, e anche di toccare, qualche animale particolare. Fortunatamente nessun animale mi ha morso o aggredito, infatti si tratta solo di belle esperienze che ricordo tutt’ora con gioia. Sicuramente due dei momenti più emozionanti del mio soggiorno in Australia sono stati vedere da vicino un koala su un albero mentre masticava lentamente foglie di eucalipto e poter accarezzare tre docili canguri dentro al Melbourne Zoo. Due esperienze, soprattutto la seconda, indimenticabili!

Un koala lungo la Great Ocean Road, una delle strade panoramiche più belle di tutta l’Australia

Koala, Australia

Nel Melbourne Zoo insieme ai canguri

Melbourne Zoo, Australia

Durante un altro viaggio, questa volta però non è servito andare dall’altra parte del mondo, ho potuto toccare altri due animali non tanto comuni. Mentre mi trovavo in vacanza in Marocco, infatti, sono salita in groppa ad un cammello – un’esperienza davvero divertente, soprattutto per i miei compagni di viaggio che mi hanno sentito gridare non appena il cammello si è alzato – e mi sono lasciata mettere intorno al collo un serpente! Nonostante mi avessero detto che al serpente era stato tolto il veleno, dalla mia espressione si può immaginare quanto poco tranquilla mi sentissi!

In groppa ad un cammello

Sul cammello in Marocco

Con il serpente in Marocco

Serpente intorno al collo in Marocco

L’acqua: le immersioni subacquee e i canali di Venezia

Chi mi conosce sa bene che non ho un gran bel rapporto con l’acqua! Nonostante mi piacciano le vacanze rilassanti in spiagge paradisiache, associo spesso l’acqua di mare più ad un “pericolo” che ad un’immagine spensierata ed allegra. Questo a causa di due disavventure non tanto felici che fortunatamente non mi hanno procurato danni e alla fine si sono risolte per il meglio. Entrambe sono successe nel 2012, quindi si tratta di eventi che risalgono ad un paio di anni fa, ma che tutt’ora, al solo pensiero, mi fanno quasi rabbrividire!

Del 2012, un anno segnato da momenti importanti quali il conseguimento della maturità classica e il trasferimento a Venezia per iniziare l’università, ricordo due giornate che è quasi impossibile dimenticare: il 3 gennaio e il 24 novembre! Per quanto riguarda quel giorno di gennaio, dovete sapere che mi trovavo sull’isola di Tenerife dove stavo trascorrendo con la mia famiglia le vacanze natalizie. Un giorno ho deciso di partecipare a un tour in barca per potermi poi immergere con un istruttore di sub per vedere le tartarughe marine. Occorre, però, fare due premesse: la prima è che non avevo mai fatto immersioni subacquee, quindi non avevo nessun brevetto; la seconda è che all’epoca non parlavo spagnolo e l’istruttore di sub non sapeva l’inglese, per cui è stato alquanto complicato capirlo mentre cercava di spiegarmi come scendere in acqua con le bombole, come respirare, etc. A questo poi bisogna aggiungere che quando i miei genitori mi hanno prenotato quest’escursione in un centro turistico di Playa de las Americas, la località in cui alloggiavamo, né è stato richiesto loro un brevetto da sub, né è stato detto che per avvistare le tartarughe occorreva scendere a una profondità di 20-30 metri.

Il giorno dell’escursione, il 3 gennaio, i miei genitori mi hanno accompagnato al porto di Playa de las Americas e mi hanno lasciato andare con l’istruttore di sub e una coppia di turisti russi che anche loro, come me, volevano immergersi per poter vedere le famose tartarughe. Mentre la barca lasciava il molo e navigava verso il largo, l’istruttore, in un inglese alquanto incomprensibile, ha cercato di spiegarmi come nuotare verso il basso una volta entrata in acqua e come respirare. Mi ha anche insegnato qualche segnale da fare, come quello di creare un cerchio con il pollice e l’indice il cui significato è che va tutto bene. Arrivati in un determinato punto dell’oceano, la barca si è fermata e io mi sono tuffata in acqua insieme all’istruttore – la coppia russa, tutt’oggi non so per quale motivo, ha deciso di non voler più fare l’immersione e quindi è rimasta sulla barca. Una volta in acqua, l’istruttore mi ha aiutato a nuotare verso il basso e pian piano abbiamo raggiunto il fondale dell’oceano. A questo punto occorre che faccia altre due premesse: la prima è che mai mi sarei immaginata un fondale scuro – nella mia mente, infatti, mi ero convinta che avrei trovato un fondale colorato con tanti pesci e coralli – la seconda è che soffro di claustrofobia da quando da piccola sono rimasta bloccata in un vecchio ascensore.

Sulla barca, qualche minuto prima di iniziare l’immersione

Immersioni, Tenerife

Una volta, quindi, raggiunto il fondale, attorno a me e all’istruttore non c’era assolutamente nulla, solo l’oscurità. Trovandomi in un ambiente “sconosciuto”, quasi inquietante, ho alzato gli occhi è ho visto che la barca lassù in superficie era un minuscolo punto lontano. Mi è venuto un attacco di panico e quindi istintivamente ho spinto i piedi sul fondale per poter risalire. Ripeto, fino a quel giorno non sapevo nulla di immersioni subacquee, quindi non pensavo che fosse pericoloso risalire velocemente. L’istruttore, quindi, mi ha subito tirato giù per i piedi e ha cercato di farmi capire attraverso gesti che dovevamo risalire lentamente, fermandoci ogni tanto. La risalita mi è sembrata lunghissima: non vedevo l’ora di uscire dall’acqua, di togliermi la maschera e di respirare normalmente. In quei momenti di vero panico, poi, giusto per aggiungere del terrore a quella situazione che mi sembrava fin troppo drammatica, ho iniziato a temere che ci fossero anche degli squali. Finalmente, dopo una risalita tutt’altro che spensierata e piacevole, sono tornata sulla barca e insieme all’istruttore sono rientrata al molo. Fortunatamente, a parte il panico e un forte male alle orecchie, non mi è successo nient’altro e questa disavventura è finita tutto sommato bene.

Perché vi ho raccontato questa lunga e preoccupante vicissitudine? Per sconsigliarvi di fidarvi ciecamente dei tour turistici che propongono escursioni non ben pianificate. Rimango, infatti, dell’idea che questa agenzia avesse dovuto assolutamente avvisare che per avvistare le tartarughe – che aggiungo, nonostante il tempo trascorso in acqua non ho visto – occorreva scendere a 20-30 metri di profondità e quindi era necessario il brevetto. Sicuramente anche io e i miei genitori siamo stati un po’ imprudenti nel decidere di fare questa esperienza, ma non credevamo che si andasse tanto in profondità e soprattutto non pensavamo che a me prendesse il panico! Credo che ad oggi questa sia la peggiore avventura che mi sia mai successa: un’esperienza che indubbiamente mi ha segnato, il cui ricordo, a distanza di anni, ancora mi impedisce di prendere corsi di immersione subacquea.

Un’altra avventura negativa che ho avuto con l’acqua risale al 24 novembre del 2012. Mi ero trasferita da poco a Venezia dove, soprattutto in autunno, si verifica lo strano fenomeno dell’acqua alta (picchi di alta marea, durante i quali l’acqua fuoriesce dai canali e allaga la laguna, che si alternano a momenti di bassa marea).

Acqua alta a Venezia

Acqua alta a Venezia

In uno di questi giorni autunnali, quando i canali sembravano quasi secchi per quanto l’acqua si era ritirata, stavo passeggiando per le calli (così si chiamano le strade di Venezia) con una mia amica, quando mi è venuta l’idea di scendere fino all’ultimo gradino dentro il canale per poter fare una foto. Stupidamente non ho pensato che lo scalino, immerso nell’acqua fino al giorno precedente, potesse essere ancora umido e soprattutto melmoso, quindi sono scesa tranquillamente, ma, in una frazione di secondo, sono scivolata in acqua. Panico!!! Nonostante il canale sembrasse vuoto, non toccavo – i canali, infatti, sono abbastanza profondi – e con il cappotto e gli stivali pesanti mi era quasi impossibile restare a galla. Per fortuna non ero sola e la mia amica mi ha aiutata, seppur con qualche difficoltà, a venir fuori. Una volta uscita dall’acqua ero tutta sporca di fango e di benzina (pensate a quante barche navigano per i canali), e sono corsa nella residenza in cui alloggiavo per farmi una bella doccia con l’amuchina. Per una settimana, poi, per prevenire possibili infezioni dovute al fatto che avevo bevuto l’acqua del canale, ho dovuto prendere l’antibiotico. Una disavventura che tutto sommato si è conclusa bene: cadendo nel canale, infatti, avrei potuto sbattere la testa o la schiena sui gradini. Fortunatamente sono scivolata in acqua senza farmi male e l’unico “danno” è stato quello di dover buttare via gli stilavi nuovi!

L’esperienza del parapendio

Durante le vacanze natalizie del 2011-2012 a Tenerife, qualche giorno dopo la disavventura dell’immersione subacquea, ho voluto provare il parapendio. Ben differente dal paracadutismo, un’attività che mi spaventa, il parapendio consiste in un’ala (chiamata vela dai parapendisti e erroneamente paracadute dai poco esperti) alla quale sono legati vari fili che a loro volta sorreggono un sellino su cui si siede il parapendista. A differenza poi del paracadutismo,  con il parapendio non occorre lanciarsi da un aeroplano, ma si decolla prendendo una rincorsa da un pendio abbastanza inclinato. La vela si gonfia e si inizia a volare. Non si prova, dunque, il brivido di caduta nel vuoto come si proverebbe lanciandosi con il paracadute, ma vi garantisco che l’esperienza vale la pena! Ovviamente sono scesa insieme all’istruttore: un’avventura divertente che mi piacerebbe molto riprovare!

Tenerife Skyfly

Tenerife, Skyfly

Deltaplano, TenerifeL’organizzazione a cui mi sono appoggiata è Tenerfly: mi sono venuti a prendere in hotel, mi hanno dato tutta l’attrezzatura per il volo, mi hanno riportato in hotel e poi mi hanno spedito a casa il dvd della mia esperienza. Potete vedere il video parapendio.

Una disavventura con Airbnb

Sono solita utilizzare il famoso Booking per prenotare gli alloggi, ma ultimamente, soprattutto quando viaggio da sola, cerco qualche buona sistemazione su Airbnb, un sito in cui è possibile prenotare interi appartamenti o anche solo una stanza in una casa, quindi condividere con il proprietario le zone comuni quali il bagno e la cucina. Ho provato per la prima volta Airbnb nel gennaio del 2018, quando ho dovuto trascorrere un paio di giorni a Madrid per delle ricerche per la tesi. Ho scelto una camera matrimoniale in un appartamento in centro, la cui proprietaria, una simpatica ragazza argentina, corrispondeva perfettamente alla foto e alla descrizione che dava di sé sul sito. La casa, poi, luminosa e spaziosa, era come l’avevo vista nelle immagini, quindi sono rimasta molto contenta e soddisfatta.

Nella primavera di quest’anno, mentre mi trovavo a Madrid per un tirocinio post lauream, ho deciso di trascorrere il ponte del primo maggio a Málaga, in Andalusia, la città del mio secondo Erasmus. Ho consultato il sito di Airbnb e ho trovato, apparentemente, una sistemazione carina in centro città. Non vi era una foto del proprietario, ma in compenso c’erano alcune immagini della casa, che sembrava molto bella, e ottime recensioni: vi erano, infatti, commenti positivi sia sul proprietario che sull’alloggio. Senza pensarci due volte ho prenotato una stanza per tre notti al prezzo conveniente di 70€.

Occorre fare una premessa: finché non si prenota una sistemazione, Airbnb mostra su una mappa  dove si trovano i vari alloggi solo a grandi linee. Infatti, solo una volta prenotata e quindi pagata la sistemazione, il sito vi invierà il numero di telefono del proprietario e l’indirizzo. L’appartamento, che dalla mappa di Airbnb sembrava ubicato in pieno centro, in realtà era distante più di due km e si trovava in una zona collinare di periferia non tanto ben collegata con il centro storico. L’autobus,  infatti, passava solo ogni ora dalle 8:00 alle 19:00. Il proprietario, di cui sapevo ancora ben poco, a malapena il nome visto che utilizzava un soprannome e non capivo se si trattava di un uomo o di una donna, mi aveva detto che quel giorno era al lavoro, quindi mi lasciava la chiave sotto un vaso in terrazza e io sarei entrata tranquillamente come se fossi stata a casa mia.

Una volta entrata, ho subito notato con un certo disappunto che l’appartamento era costituito da un’unica stanza, quindi vi era una sala non tanto spaziosa con angolo cottura da un lato e un divano scuro dall’altro con accanto un separè. Non vi erano finestre, ma solo la porta d’ingresso, quindi immaginatevi quanto fosse buio quell’ambiente… un vero e proprio bunker! Dalla sala poi si accedeva a un bagno cieco e alla camera da letto con una finestra con inferiate fisse. Mentre studiavo questa casa e mi chiedevo in che razza di posto fossi capitata, è entrato il proprietario: un alto e robusto quarantenne marocchino dai modi gentili che si è presentato con garbo offrendomi una tazza di tè.

Non mi piace avere pregiudizi, ma in quei momenti mentre lo ascoltavo raccontarmi di sé mi chiedevo se sarei riuscita a passare tranquilla tre notti in quella casa, dormendo in una camera con una finestra bloccata dalle inferiate e una porta senza serratura. Mi ha detto che avrebbe dormito sul divano in sala e che, lavorando in un ristorante del centro, sarebbe rientrato a casa sempre a notte fonda. Mentre si stava preparando per andare al lavoro, io continuavo a pensare cosa fare: ammetto che ho visto troppi film e spesso penso sempre al peggio, ma l’idea di passare in quell’appartamento anche solo una notte mi inquietava. Con quello che si sente in giro, poi, ho preferito evitare possibili “disgrazie”, quindi ho preso il mio trolley e con la scusa di un improvviso mal di pancia me ne sono andata in un ostello in pieno centro storico. Nonostante questa disavventura – in futuro farò molta più attenzione nel selezionare gli alloggi su Airbnb – sono riuscita a godermi il mio breve soggiorno a Málaga!!

Alcazaba di Málaga

Málaga, Andalusia

Queste, dunque, sono state alcune delle mie varie avventure e disavventure che mi sono successe mentre mi trovavo in vacanza. Fortunatamente non sono mai stata derubata e non ho mai perso nulla! Raccontatemi le vostre nei commenti!!!

Buon inizio settimana!

Valentina

27 thoughts on “Avventure e disavventure in vacanza

  • novembre 20, 2018, 4:21 pm

    Noi invec siamo stati praticamente aggrediti dalle scimmie alla monkey forest a Bali!

    • novembre 21, 2018, 7:05 am

      Ahah mi è successa una disavventura simile a Gibilterra… stavo scattando delle foto quando improvvisamente da un tetto mi è saltata sulla testa una scimmietta!

  • novembre 20, 2018, 6:32 pm

    La cosa più brutta che mi sia capitata è aver perso il portafoglio con documenti, carte di credito e soldi due ore dopo essere atterrata a Londra. Ma la cosa tremenda è che non riuscivo a trovare la stazione della polizia per denunciare il tutto! Alla fine ho pregato in ginocchio un tassista perché mi portasse alla polizia gratis e quello mi ha guardato strano e poi ha detto: ce l’hai davanti! Ero talmente sconvolta che non me ne ero accorta!

    • novembre 21, 2018, 7:06 am

      Mi spiace per il furto!!! Purtroppo è molto facile venir derubati nelle grandi città

  • novembre 21, 2018, 10:01 am

    oddio che brutta disavventura quella a Malaga! ma c’erano altre recensioni oltre alla tua? anche io me ne sarei andata, la situazione non era delle migliori, ecco!

    • novembre 22, 2018, 10:46 am

      Le recensioni erano buone (positive sia sul proprietario che sull’appartamento). Io comunque non mi sentivo tranquilla in quella casa da sola con un uomo, quindi ho deciso di andarmene.

  • novembre 21, 2018, 6:57 pm

    A parte che sei super coraggiosa solo per il parapendio, complimenti! Mi dispiace tantissimo per la disavventura a Malaga. E’ una città a cui tengo davvero tantissimo e mi dispiace in modo incredibile che il tuo ricordo a lei sia legato ad una disavventura!

    • novembre 22, 2018, 10:50 am

      Tranquilla Simona, per fortuna si è risolto tutto e conservo un bellissimo ricordo di Málaga. É stata la città del mio secondo Erasmus (ci ho vissuto per tre mesi). L’esperienza negativa con Airbnb è stato solo un episodio.. dovrò fare più attenzione le prossime volte nel scegliere l’alloggio!

  • novembre 21, 2018, 7:12 pm

    Con tutte queste esperienze, complimenti, qualche disavventura ci sta! La mi recente è un po’ ridicola? Una carpetta si è mangiata dalle mie mani tutte le foglie di mio figlio tra stupore e sgomento)

    • novembre 22, 2018, 10:50 am

      Ahahah capretta birichina!!! Una disavventura divertente!!

  • novembre 22, 2018, 7:57 am

    Peccato per la disavventura a Malaga, ma tutte le avventure che hai raccontato sono davvero super. L’esperienza con i koala e i canguri è capitata anche a me… che emozione!

    • novembre 22, 2018, 10:51 am

      Sia i koala che i canguri mi hanno commosso! Non sono animali comuni per noi non australiani quindi vederli e toccarli è stata un’emozione!

  • Alessandra
    novembre 23, 2018, 4:41 pm

    Quante avventure! Mi sono divertita a leggere il tuo post! Certo che non dev’essere stata piacevole l’immersione senza aver avuto tutte le informazioni necessarie. Chissà che bello invece sarà stato vedere da vicino koala e canguri😍

    • novembre 26, 2018, 9:48 am

      Ben detto Alessandra! tante avventure!! Un’emozione vedere gli animali australiani!

  • novembre 24, 2018, 6:20 pm

    Tra tutte queste cose direi che quella che mi ha spaventata di più è stata la disavventura delle immersioni! Il solo pensiero di trovarmi lì sotto senza poter scappare e senza vedere quasi nulla mi fa venire la pelle d’oca. Anche scivolare nel canale non deve essere stato tanto divertente eh…
    Di cose eccessivamente spaventose non me ne sono capitate, tranne nei casi di alberghi veramente orrendi, come per esempio un B&B in Irlanda del Nord con un proprietario inquietante e bambole di porcellana ovunque. Oppure una volta a San Francisco quando abbiamo sbagliato la fermata del bus di sera e siamo finiti in un posto poco raccomandabile senza sapere bene come tornare in hotel – ma per fortuna è finito tutto bene 🙂

    • novembre 26, 2018, 9:50 am

      Ciao Silvia, le bambole di porcellana avrebbero inquietato anche me (sarà perché anni fa ho visto un film horror dove l’assassino era un maniaco con l’ossessione di queste bambole). L’importante è che poi si risolva tutto e si torni a casa con qualche aneddoto divertente da raccontare!

  • novembre 25, 2018, 3:57 pm

    Ci sono delle disavventure vissute in viaggio delle quali rido ancora oggi. Per fortuna mai nulla di irreparabile.

    • novembre 26, 2018, 9:51 am

      Spesso le avventure si ricordano poi con un sorriso… è bello poi riderci su!

  • novembre 28, 2018, 10:23 pm

    Mi è piaciuto molto questo tuo post: mi ha fatto sorridere e riflettere. In fondo sono proprio le disavventure a rendere memorabili i nostri viaggi. Senza di esse, tutti i viaggi sarebbero uguali e noiosi!

    • dicembre 2, 2018, 4:37 pm

      Hai ragione Raffaella, queste avventure/disavventure hanno dato un po’ di pepe a queste vacanze, anche se di alcune avrei fatto volentieri a meno 😉

  • novembre 30, 2018, 9:48 am

    Quante (dis/)avventure!! Mi sono emozionata leggendo… l’Airbnb con la stanza senza chiave e il proprietario maschio in salotto l’avrei mollato subito anch’io, per il semplice fatto che, se non era ben specificata la situazione, la cosa puzzava un po’! Mi dispiace per l’attacco di panico in immersione, ho sentito dire che può capitare la prima volta (non ho ancora provato ma prima o poi lo farò e tengo presente ciò!). Sei stata brava comunque a osare, idem per il parapendio!

    • dicembre 2, 2018, 4:41 pm

      Grazie Lucy, sono contenta che il post ti sia piaciuto e che ti abbia intrattenuto! Un abbraccio

  • claudia
    novembre 30, 2018, 10:47 am

    Le disavventure durante il viaggio sono le cose che più si temono prima della partenza. Le tue avventure con gli animali invece sono molto carine

    • dicembre 2, 2018, 4:42 pm

      Grazie Claudia, quegli incontri con gli animali sono dei bellissimi ricordi!

  • dicembre 5, 2018, 10:06 am

    Condivido pienamente l’ansia della disavventura a Màlaga! Ritrovarsi in una situazione del genere non è mai bello, io avrei fatto proprio come te. E che sfortuna la disavventura a Venezia!! Confesso che scivolare nell’acqua dei canali corrisponde a uno dei miei peggiori incubi! Per fortuna che è andato tutto bene!

    • dicembre 5, 2018, 3:23 pm

      Per fortuna oggi ci rido su, ma in quei momenti ero parecchio spaventata!!!

  • dicembre 11, 2018, 8:33 pm

    No, il serpente attorno al collo non potrei mai…. Il Koala invece è uno dei miei animali preferite, non vedo l’ora di andare in Australia per vederlo!

Lascia un commento